II Domenica di Quaresima - La Trasfigurazione: la Grazia che ci cambia dentro

La trasfigurazione: la grazia che ci cambia dentro
«Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni». È la forza della chiamata. È la forza della compagnia. Gesù chiama i discepoli e ciascuno di noi a salire più in alto. Da soli non possiamo intraprendere il cammino. Da soli non troviamo la forza per metterci in strada. Chiediamo al Signore di prenderci con sè. In fondo, c’è in tutti il desiderio di alzarci ma ci manca il fiato. Ci manca la luce. Ci mancano le ali della gratuità. Ci mancano le ali della speranza. Siamo seduti ai piedi della “montagna dello scoraggiamento”, ai piedi della “montagna della rassegnazione. Ma anche lì il Signore non ci molla.
“Li condusse su un alto monte” scrive l’evangelista Marco. L’esperienza della trasfigurazione fa sperimentare la gratuità dell’amore di Dio che ci dice che ci ama fino alla donazione di sè. E ci mostra quello che gli costerà, ma neppure il prezzo pagato per noi lo distoglierà della sua missione. Scrive Paolo nella lettera ai Romani: “Dio non risparmiò niente, nemmeno suo Figlio”. Fare l’esperienza della trasfigurazione è fare l’esperienza del Dio che non si risparmia per ciascuno di noi. Siamo trasfigurati quando l’amore del Dio amante della vita rovescia i nostri criteri. Siamo trasfigurati quando ci fidiamo della Promessa di Dio. Urge mettersi alla scuola del nostro Padre nella fede, Abramo: alla scuola dell’affidamento, alla scuola della consegna di sé. Lo slancio di Abramo è questo: non trattengo nulla per me perché Dio stesso provvede.
L’atteggiamento di Pietro, poi, ci fa dire che i binari della trasfigurazione sono i binari dello stupore: “non sapeva cosa dire”. Il cristiano trasfigurato apre i cantieri faticosi dell’ascolto. “Questi è il Figlio mio, l’amato ascoltatelo!” “Ascoltate Lui!”. È un imperativo. È un sussurro. È una invocazione: per favore ascoltate Lui! Noi diventiamo la parola che ascoltiamo. È questo il cammino della trasfigurazione: questo ascolto, ore dopo ore, stagione dopo stagione, giorno dopo giorno, ci cambia dentro. E’ la Grazia che ci cambia dentro.
Fr. Kaborepaulvincent fdp
I Domenica di Quaresima: entriamo nei nostri deserti
Dio fa storia con i nostri deserti
I passi delle letture di oggi ci introducono nella prima domenica di quaresima: Dio fa la storia con i nostri deserti. L’essenzialità del vangelo di Marco ci sprona a ritornare all’essenziale. Scrive l’evangelista: “lo Spirito lo gettò fuori nel deserto” (Mc 1, 12). Dio sa esporsi più in là . Il deserto è assenza di sicurezza, dove può accadere il "non programmato" Gesù entra nella palestra della nostra vita per stare con i nostri lati più ombrosi. Ecco perché non possiamo sfuggire a noi stessi. Dobbiamo uscire dai nostri “castelli incantati” per sperare una terra promessa. Quanti “castelli incantati” abbiamo? Nel deserto spesso camminiamo nell’aspettativa e dobbiamo per forza di cose mortificare la nostra fame di controllo. Genera stupore che san Marco non specifica affatto il tipo ‹la forma› di prova che Gesù sta affrontando. È come se ci dicesse che la prova non è un ostacolo che si presenta nella vita, anzi è un’occasione. È l’occasione per tirare fuori il meglio di noi stessi, quel "meglio" che fatica a nascere. Il nostro tempo desertico e il Tempo compiuto non sono due tempi diversi. Sono due tempi che si incontrano. Nel deserto delle nostre città dove l’accidia – il subire la vita ma non vivere pienamente – cammina a velocità impressionante siamo chiamati ad accorgerci del Regno di Dio che è qui. Non lasciamoci anestetizzare dalla ricerca di tempi migliori. Ogni tempo è il tempo opportuno, ma anche ogni luogo è luogo opportuno. È Dio che capovolge i nostri criteri. “Girati per favore” dice il Signore amante della vita – ecco la conversione – per accorgerci del Suo passare. Questa è la nostra grande scommessa. Gesù ci precede nei nostri deserti e ci aspetta. Smettiamo dunque di arroccarci sulle nostre sicurezze.
Fr. Kaborepaulvincent fdp.
Parliamo con la vita: Terza Domenica d'Avvento
La notte finisce e lo Sposo arriva : XXXII Domenica del Tempo Ordinario - anno A

Tutta la nostra esperienza di fede è tessuta sull’attesa del Signore ed è scandita dal grido: “Vieni Signore Gesù, maranathà!” Tutta la nostra vita è un’uscire, un andare incontro allo sposo.
Tutte le dieci vergini prendono le loro lampade: ognuna porta con sé il proprio corpo, la propria umanità, però qualcuna "con" l’olio e qualcun’altra "senza" olio.
L’olio è lo Spirito Santo, è l’amore dispendioso. L'olio è l'amore non trattenuto. Camminare senza olio è un camminare spento. Viaggiare senza olio è un viaggio spento. Un ministero senza olio è un ministero apatico. Un servizio senza olio è un servizio che spersonalizza. Un matrimonio senza olio è un matrimonio che muore. Una politica senza amore uccide. Un volto senza olio allontana l’altro.
Il comandamento dell'AMORE: XXX Domenica del Tempo Ordinario - anno A
Gesù, «nella sua azione pastorale», fa dell’incontro il suo stile. Sa fermarsi per affrontare il rischio a cui espone ogni incontro. Si lascia toccare dalle domande. Il dottore della legge gli chiede: «Maestro (…) qual è il grande comandamento?» (Mt 22, 36). Gesù non fa un elenco di precetti, non sciorina un litania di cose da fare. Gesù sintetizza tutto così: Ama!
L'immagine di Dio in noi può anche essere offuscata ma non andrà persa mai : 29^ Domenica del Tempo Ordinario - anno A
Gesù domandò loro: "Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?". Distinguere, mai confondere. Distinguere mai sostituire: il primato è di Dio. Il primo posto spetta a Dio. "Ci ha chiamati per nome". Chiediamoci: Cosa/chi regge la mia vita? Di chi sono proprietà? Dei titoli? Del ruolo?. "Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio" (Mt 22, 20). Cosa non riesco a dare di me a Dio? Cosa non riesco a consegnargli?
Spirito Santo, luce dei cuori, aiutaci a decentrarci,a fare spazio al Dio della lavanda dei piedi. Spirito Santo soffia sui nostri sentimenti di scontentezza, di rabbia e donaci i sentimenti di Cristo. Così sia!
La nostra vita è una vigna che ci è stata affidata e che "non abbiamo voluto" noi: XXVIII Domenica del Tempo Ordinario - anno A
Dio è il vignaiolo ed è sempre al lavoro: non si risparmia. Cura con ostinazione ogni dettaglio della sua vigna. Visita noi, sua vigna, sorprendendoci.
Ma noi ci lasciamo sedurre dai "capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo", da altre voci e camminiamo spesso chiusi in noi stessi, sordi e ciechi emozionalmente, freddi di cuore.
Dio, però, nonostante la nostra impermeabilità continua a perdere tempo con noi. La sua tenacia, nel Vangelo , si vede nei suoi vari tentativi nel tessere un’ alleanza con noi. Perché Dio perde il tempo a stare dietro a me? Per una sola ragione: gli appartengo
! Quelle siepi, quelle viti, quel torchio e quella torre (Mt 21, 33-34) sono un regalo o meglio ancora, possiamo dire che tutte quelle doti, quei frutti e quelle abilità che abbiamo ricevuto, non sono neppure un regalo, ma un prestito: non sono “nostri” ma ci sono stati dati “in affitto”.
Noi invece vorremmo sentirci padroni/titolari di ciò che siamo e abbiamo. Gioca in noi una paura di fondo: non essere proprietari e titolari di ciò che ci è dato. Ci disturba il fatto che questa vita non dipenda da noi, non nasca da noi; pretendiamo di essere gli autori di tutto. E così tutti i nostri sforzi sono rivolti ad “impadronirci” della vita nostra e altrui.
Atteggiamenti contrapposti dentro di noi: XXVI Domenica del Tempo Ordinario - anno A

Due figli, a prescindere dalla loro risposta e disponibilita, sono sempre chiamati e riconosciuti figli. Sono figli perché amati a dispetto di ogni loro possibile risposta ed azione. Il nostro essere figli, infatti, non è funzionale a ciò che facciamo. Il nostro essere figli non è funzionale a quanti errori abbiamo fatto o faremo. Siamo figli perché abbiamo lo stesso Dio Padre. E davanti a Dio siamo tutti mendicanti.
Dio continua ad uscire per cercare l'uomo XXV Domenica del Tempo Ordinario - anno A
Nella parabola Dio esce sempre, è sempre in movimento. Dio ci cerca a tutte le ore; Dio ci tende la mano a tutte le ore: siamo chiamati. Nessuno è escluso!
Siamo tutti chiamati ad essere operai della vigna, cioè a raccogliere il frutto che è l’amore del Padre e l’amore dei fratelli. E non c’è età che tenga! Sulla piazza della vita siamo talvolta protagonisti e talvolta distratti, annoiati, spenti, seduti sul divano. Eppure Dio non smette di scommettere su di noi. Dio non smette di dirci “Io tengo a te”. “Io vado matto per te”. «Tu sei importante a miei occhi». E continua ad uscire per venirci a cercare!
Fino a che punto perdonare? XXIV Domenica del Tempo Ordinario - anno A
C'è una giustizia che supera la legge : si chiama PERDONO

«Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?» Il Vangelo di oggi ci consegna “l'arte più difficile che è l’arte di stare insieme”.
Un insieme che non “omologa, non “annulla", non “strumentalizza l’altro”. Un insieme che non vede l’altro come un “potenziale nemico”.
“Nell’ora della “digitalizzazione rapida e irreversibile” corriamo il rischio di un crescente “distanziamento sociale” nella misura in cui facciamo fatica a gestire la “forza delle emozioni”. Re-imparare a “diventare umani” è la nostra sfida. L’arte di “costruire un Noi” che custodisce “la singolarità dell’altro” è la nostra impresa.


